mercoledì 30 novembre 2016

Da cuore a cuore















以心伝心

Sabato scorso abbiamo vissuto una giornata davvero speciale. 

Prima di tutto è stata una giornata interamente dedicata al Baguazhang, otto ore in due tranches di quattro, la mattina dedicata ai ragazzi del primo anno e il pomeriggio per i veterani del terzo. A pranzo abbiamo avuto una pausa breve, un'oretta in cucina da me, caratterizzata da sonore risate, scambi di battute e nuove conoscenze. Infine, il pomeriggio è stato uno scambio di energie ancora più interessante e profondo: in una sala Baguazhang e lavoro sui Nove Palazzi, in un'altra sala Taijiquan nei principi e nella sua essenza.

Eravamo tutti insegnanti, e la cosa inusuale - quindi straordinaria - è stata la semplicità, la qualità, la disponibilità che si sono sviluppate naturalmente e che hanno coinvolto tutte le persone presenti. Chi doveva andare via subito, invece alla fine si è allenato per altre tre ore, e con soddisfazione. Cosa è rimasto della giornata? Personalmente una sensazione bellissima di collaborazione, cooperazione, apertura, scambio di conoscenza, piacere di lavorare. Mi porto dietro ancora questa sensazione fresca, che mi aiuta quando le cose si fanno un po' meno piacevoli.

La comunicazione, questa sconosciuta. 

Possiamo passare anni a parlare e lavorare con il corpo, ma non riuscire a comunicare nulla. Perchè comunicare bisogna volerlo, ed è una alchimia che funziona solo se emittente e ricevente sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda e hanno lo stesso desiderio: conoscere l'altro. Spesso non vogliamo davvero conoscere, ma solo dire la nostra, preparare la nostra risposta. Quella non è comunicazione, è bisogno di trovare la nostra identità, un problema di sicurezza. La vera comunicazione è biunivoca, va e viene, e ad ogni passaggio lascia uno strato, una informazione, una emozione in più, libera energia, non occorre preoccuparsi troppo di quel che si dice. Quando i dialoghi si fanno liberi, leggeri e veloci, diventano quasi surreali, chi ascolta da fuori non comprende, ma chi è dentro si sente libero e le intuizioni diventano più importanti del detto. E' come nuotare, sciare, combattere, lottare, sperimentare.

Nella tradizione cinese e giapponese (ma credo sia un retaggio umano di base), per trasmettere le cose importanti della vita - amore, sentimenti, esperienze profonde - occorre usare un altro modo di comunicare. Un mio insegnante parla di "oral transmission", occorre una trasmissione viva e verbale, per spiegare certe cose, anche quelle legate alla pratica fisica, perchè le parole - l'intenzione dietro le parole in realtà - aprono opportunità nella mente, e il corpo allora può sganciarsi dagli schemi, trascendere e trovare una nuova via che prima non vedeva. Lo stesso maestro si preoccupa sempre di chiarire che "ogni parola si riferisce ad una tecnica concreta". Ha ragione, ci sono troppi "principi" in giro che non si incarnano mai realmente in una pratica. 

Caveat emptor.

In Giappone, questo modo unico e profondamente vero, animale - non romantico - di comunicare è quello detto "da cuore a cuore". E' una modalità ancestrale, legato al cervello rettile (non proprio ma quasi, ci sono istinti naturali legati al DNA), diventa una comunicazione che trapassa gli strati e colpisce dentro. E' legata alla comprensione della pancia, quando sappiamo subito se una cosa fa o non fa per noi, ma non è razionale. Sappiamo tutti che l'unicità della persona risiede nel suo cuore, dove la sua volontà di vita è racchiusa. Il cervello è un attrezzo, uno strumento molto raffinato, ma spesso è diventato prevalente, causa la chiusura del cuore. Se il cuore non viene ascoltato a causa della paura o della rabbia, il cervello decide lui il da farsi, e rimuove i problemi in un altro modo. Senza cuore non si può praticare. La pratica senza cuore non esiste.

Quando passiamo giornate come quella di sabato, stiamo tornando al cuore della pratica, che non si manifesta solo in forme o strutture, ma nella ricerca del movimento del principio e del principio nel movimento. Stiamo parlando di arti marziali - e qui ognuno ha le sue priorità. Ma la cosa principale, come mi ha spiegato un caro amico, è il principio educativo della pratica interna. Non dobbiamo solo cercare il combattimento, o solo il movimento, o solo l'aspetto educativo, o ancora il processo. Neijia è tutto questo insieme. Sun Lutang lo ribadiva in ogni scritto: serve a creare persone migliori. 


以心伝心
I shin den shin.
Da cuore a cuore

martedì 22 novembre 2016

Il lavoro al palo



Ho avuto molti insegnanti di Baguazhang, e ogni scuola, ogni discendenza, ogni singolo insegnante aveva le sue regole e i suoi metodi, più o meno evidenti, più o meno efficaci, più o meno... . A volte erano metodi che si integravano tra di loro (di rado), perchè provenivano dalla stessa matrice, altre volte erano invece metodi completamente diversi, divergenti, a volte presi da altri sistemi e incastrati a forza nel Baguazhang. Capita ancora oggi, più spesso di quanto non si creda.

Per la maggior parte dei casi, il Baguazhang è rimasta un'arte fatta di piroette, dove il lavoro a due è al massimo una coreografia da spettacolo. Come scriveva Jane Hallander, storica giornalista delle arti marziali cinesi negli USA, la prima parte del Baguazhang, come nel Taijiquan, era morbida e flessuosa, ma la seconda parte invece era concreta e pragmatica, dove il lavoro a due era molto importante per capire la reale applicazione.

Molti insegnanti non hanno mai conosciuto la seconda parte, ma diventavano comunque insegnanti di Baguazhang - scriveva ancora la Hallander - e hanno diffuso quel che conoscevano. Il lavoro sul manichino nel Baguazhang è uno dei temi più oscuri dell'allenamento di quest'arte, perchè si colloca nella seconda parte del metodo, nel cielo posteriore. Il maestro Adam Hsu ha descritto nei suoi libri la sua incredulità di fronte al fatto di vedere persino in Cina stessa discendenze di Baguazhang senza allenamento con i pali, dove al massimo si schivano i pali e si corre come matti. La filmografia cinese ("L'onore di Dongfangxu", ad esempio) non ha certo aiutato.

Baguazhang è uno stile solido, concreto, stabile e veloce, che ha la grande capacità di essere circolare e flessibile dove occorre, quindi in sintesi capace di usare il cerchio nella linea e la linea nel cerchio. Pensare che Baguazhang sia solo andare in cerchio seguendo una forma è piuttosto limitante. Oltretutto, se non c'è struttura nel corpo, andare in cerchio risulta inutile. Quindi il palo - anche un solo lampioncino - può diventare un grandissimo partner, se lo spirito e le indicazioni sono quelle giuste.

Voglio ringraziare Hana Pitrunova per il suo spirito battagliero e la sua fiducia. Il lavoro col palo serve a capire tutto quello che il cerchio grande non può spiegare. Il palo insegna una logica diversa e perfettamente complementare a Zuo Zhang. Buoni passi Hana!

giovedì 10 novembre 2016

Maestro Gianni Gasparini



E' scomparso ieri sera un noto insegnante di Taijiquan di Bassano del Grappa, il maestro Gianni Gasparini, a soli 64 anni. Per un improvviso malore, da cui non si è più ripreso, se n'è andato un personaggio che ha dato molto per questa arte nel Vicentino, e ha insegnato a molte persone ad amare l'arte marziale cinese. Lascia moglie e due figli.

L'avevo incontrato casualmente a pranzo qualche mese fa per la prima volta andando a conoscere il maestro Wang Zhi Xian, di cui Gianni era il punto di riferimento nel Vicentino e nel Nord. Era stato un piacevole incontro, una persona simpatica, tranquilla, che dopo tante arti marziali giapponesi aveva trovato una sua bella dimensione nel Taijiquan. Ci eravamo rivisti brevemente poche settimane fa, a casa di Matteo Gatti.

Lascia sempre stupiti e impreparati quando arriva una morte improvvisa, specie quando si è in palestra, un luogo "sacro" della pratica e della vita. Non c'è stato il tempo per accettare razionalmente la cosa, per capire, per dire qualcosa.

Ci uniamo al cordoglio degli allievi e degli amici, speriamo che là dove è ora sia più sereno.


E ora?



"E' molto comodo avere delle certezze, tenersele ben strette e lasciare che il mondo sia il prodotto del nostro modo di pensare.

Altrettanto facile è scagliarsi contro coloro che la pensano diversamente.

E' molto più difficile, e richiede perciò un grande coraggio, seguire la via dell'eroe/eroina, del guerriero e del mistico: guardare continuamente in faccia le proprie credenze, con chiarezza ed onestà, e quindi andare oltre.

Per riuscirci bisogna avere un coraggio e una compassione enormi.

Bisogna imparare a toccare e comprendere completamente, nel profondo, la propria esperienza, gentilmente e senza emettere alcun giudizio.

"Se incontri il Budda uccidilo" significa che appena vi accorgete che vi state aggrappando e attaccando a qualcosa, non importa se convenzionalmente giudicato buono o cattivo, dovete fare amicizia con il vostro attaccamento.

Osservatelo in profondità.

Comprendetelo fino in fondo, completamente.

In tal modo l'attaccamento si dissolverà da solo."

(Pema Chödrön, "Senza via di scampo", Ubaldini)

domenica 16 ottobre 2016

L'eredità di Ronnie Robinson



Ieri sera al parco ero da solo, ma mi portavo dietro la presenza di Ronnie Robinson. Per tutto l'allenamento continuavano a riemergere momenti della nostra amicizia, pensieri, ricordi. Ronnie ha fatto quello che ogni educatore dovrebbe fare: ha saputo dare opportunità ai suoi amici e allievi, parlare di possibilità, aprire potenzialità. Ha seminato in ognuno di noi i semi della crescita personale, come una bomba a orologeria. Non occorre che siano cose reali, anzi è più importante la qualità dello stimolo, dell'intenzione. Educare significa dare le ali agli altri, non allargare le proprie.

Seminare uno spirito positivo di "yes you can", dovunque tu vada, chiunque tu incontri, e quando le cose non vanno bene, va bene lo stesso, abbiamo imparato ad essere più stabili, e non solo in Zhan Zhuang. E' un grande esercizio per il proprio ego. Davvero i cinesi l'avevano vista lunga: "quando arriva il grande vento del cambiamento, c'è chi costruisce muri, e c'è chi costruisce mulini a vento". L'unico obiettivo per certi è di tenere stretti stretti a se' gli allievi, creare dipendenza, così come loro dipendono da loro, e così si creano nuove generazioni di insegnanti chiusi, timorosi, afflitti da incapacità al confronto.

Ronnie ha lavorato con passione sempre, per 21 anni ha sempre avuto un motore acceso dentro con il quale voleva che il mondo fosse coinvolto, condiviso, messo insieme. Gente di Oriente e Occidente, maestri e principianti, guerrieri e pacifisti, apocalittici e integrati, tutti si sono messi in gioco e hanno approfittato della grande piattaforma di Tai Chi Caledonia, senza rendersi conto che stavano facendo il gioco di Ronnie: rendiamo possibile l'impossibile, facciamo dialogare gli opposti, armonizziamo.

Ieri sera (e adesso vado a continuare il lavoro) ho approfondito ancora il lavoro dei Nove Palazzi, il livello che tra poco passerò ai ragazzi del terzo anno, ed ho avuto una serie di epifanie che credo derivassero da Ronnie. Almeno questa è la sensazione che ho avuto, altrimenti non posso spiegare come sia avvenuto. Se educhiamo la mente e lo spirito ad essere e restare aperto, disponibile, nonostante i venti contrari e le burrasche, arriva una ricompensa. E' una ricompensa sottile, ma solida e duratura. Si chiama crescita. 

Grazie Ronnie

sabato 8 ottobre 2016

Inclusione


Stamattina stavo praticando il palmo del Serpente, ne stavo studiando le varianti e le evoluzioni secondo il metodo del livello Youshen, e all'improvviso mi sono ritrovato a praticare la sequenza completa dell'ottavo cambio di Jiang Rongquiao. Che bellezza! Senza nessuna fatica, il mio spirito ha cominciato a muoversi secondo quella sequenza. Mi sono messo a ridere e ho riconosciuto che il mio corpo e la mia mente erano più intelligenti di me, e ricordavano qualcosa che anni e anni fa avevo imparato e avevo dimenticato. Io avevo dimenticato, ma loro no :-) loro hanno integrato la mia esperienza del passato e l'hanno allegata al presente. Un esempio tipico di inclusione, di integrazione dell'esperienza, di come il nostro modo di essere, se solo glielo permettiamo, ci aiuta continuamente a diventare migliori.


Questo è un tema che mi sta molto a cuore. Includere, accogliere, integrare è una caratteristica tipicamente "femminile". Molto "maschile" invece è il fatto di distinguere, separare. Per anni ho conosciuto maestri e insegnanti nei percorsi marziali che individuavano chiaramente le differenze tra l'uno e l'altro, tra un metodo e l'altro, tra un principio e l'altro. Ognuno aveva la Verità, e ognuno doveva correggere i dettagli in modo diverso. Quello che avevi già fatto con altri non andava mai bene. neppure se due persone avevano studiato con lo stesso insegnante.

L'inclusione comincia nella pratica. Tutto quello che facciamo concorre a costruire la nostra esperienza. Se pensiamo di poter tenere separate le qualità che sviluppiamo praticando diversi sistemi, ci stiamo raccontando una storia. L'integrazione delle esperienze è ciò che ci rende grandi e aumenta la possibilità di sopravvivenza. Se ho esperienza di lotta, questa emergerà nella mia pratica e andrà integrata. Baguazhang è uno stile di inclusione, se lo sappiamo vedere bene nella sua anima, e se non ci fermiamo troppo a guardare le differenze di ogni insegnante.

Cosa hanno in comune Jou Tsung Hwa, Wang Xiangzhai, Sun Lutang ad esempio (ma di sicuro anche molti altri)? Che tutti hanno insegnato, predicato, praticato e scritto di Inclusione. Sun è stato il primo a scriverne, parlando di Taiji, Bagua e Xingyi come di una sola famiglia. Wang Xiangzhai ha scritto su interviste e libri che se vogliamo preservare la qualità della pratica marziale dobbiamo ricercare e guardare alle cose che uniscono i diversi sistemi di combattimento, e non ciò che separa. Master Jou ha fatto della sua vita un esempio di inclusione. Lo ricordo a Winchester nel 1998 dove condivideva con tutti la sua ricchezza, accettava l'esperienza di tutti, anche quelli dal curriculum meno brillante, ed era sempre concentrato su ciò che di buono veniva da ogni esperienza.

Quando insegno Bagua, faccio sempre riferimento alle esperienze precedenti che ogni praticante ha. La cosa bella è che non c'è mai niente di sbagliato nell'esperienza di una persona, e il Bagua ha la capacità di raccogliere, riunire, integrare e includere tutto quanto il corpo di quella persona ha imparato. Non occorre denigrare o dimenticare quello che si è fatto prima, anzi! Costituisce una straordinaria ricchezza, e anche parte del carattere che una persona si è costruita negli anni. Se prendiamo la forza da tutte le parti che compongono una persona, abbiamo un risultato migliore.

Inclusione è prendere ciò che unisce e accogliere tutto, quindi guardare al lato luminoso della vita e della esperienza. Se perdiamo di vista il quadro d'insieme, rischiamo di perderci nei dettagli, e cercare le cose nei posti sbagliati. Quando andavo a insegnare Baguazhang a Pula in Croazia, i ragazzi mi dicevano che finalmente capivano il senso della loro pratica precedente nel Kempo. Per anni ho insegnato in Francia, Inghilterra, Germania, e il Baguazhang era quasi sconosciuto. Ma tutti ne ricavavano un lavoro utile per la loro pratica, che venissero dal Taijiquan, dallo Shaolin o dalla lotta.

Includere significa anche accogliere chi non ha mai fatto nulla e farli entrare nel cerchio. Ogni cerchio è giusto, qualsiasi cosa facciamo. Poi si tratta di dare gli strumenti perchè ognuno possa crescere e trovare quello che gli serve. Meno ego e più servizio. E' un concetto che sta alla base di ogni crescita spirituale. Investire in perdita, capire le lezioni, trasformare. Inclusione significa non avere paura e avere fiducia nelle persone e nella vita. Inclusione è una chiave per capire cosa c'è dentro alle cose. Presto capirete che poche cose danno origine alle Diecimila cose, che davvero il mondo è un magnifico esempio di cosa Yin e Yang riescano a produrre.

Non perdete l'opportunità :-) mai.

domenica 2 ottobre 2016

Destrutturazione

Sergio e Luigi... un dialogo daoista?

Un gruppo di Fenici in volo

Sewan, la nostra mascotte

Hana, una grande volontà

Massimo, un educatore nato

Fabio, voglia di capire

Fabrizio e Massimo, qualità umana eccellente

Fabrizio, un'altra anima in crescita

Ieri sabato 1 ottobre abbiamo ripreso gli allenamenti di Baguazhang e questa volta ci siamo trovati davvero in tanti, più di una decina, a camminare in cerchio. E' stata una bellissima mattinata di lavoro e tutti mi sono sembrati piacevolmente stupiti dal lavoro circolare, soprattutto coloro che hanno partecipato per la prima volta.

Dovendo gestire diversi livelli di conoscenza, dai più avanzati ai principianti, la lezione è stata un po' diversificata rispetto al solito, quindi meno intensa e tecnica del previsto, e più diffusa e adatta alla situazione. Nella fase finale dell'incontro, dopo aver visto la postura, i passi, i cambi, alcuni esercizi di base e gli otto palmi base, abbiamo cercato di metabolizzare razionalmente il lavoro fatto dentro di noi. Ognuno ha dato il proprio contributo, e in effetti tutti hanno scoperto che "lavoro interno" significa lavorare dentro di sé per armonizzare la forza di gravita e l'equilibrio per gestire bene il rapporto con la terra.

Se consideriamo la differenza tra il nostro modo di praticare il Baguazhang e quello che vediamo in giro, viene da domandarsi: perché noi non studiamo e pratichiamo forme? Perché ogni volta ritorniamo quasi maniacalmente a questi benedetti otto palmi, sulla struttura, sui passi e sulla connessione, sulle catene cinetiche e sui principi di Song, Man, Lian eccetera? 

La risposta è racchiusa in una parola: destrutturazione. Dobbiamo destrutturare, scombinare, andare a riconoscere i meccanismi sottili che ci legano al movimento, renderli precisi e connessi, e col tempo il corpo acquisirà la qualità necessarie perchè il movimento sia completo e pieno. Possiamo praticare per anni senza mai andare a vedere nel profondo un singolo movimento. Una forma racchiude centinaia di principi e di movimenti, occorre fermarsi a riconoscerli destrutturando.

Un altro concetto importante è quello del laboratorio. Ogni volta che pratichiamo, vedo persone che partono dall'esercizio assegnato e cominciano ad elaborare, a creare, a cercare nuovi movimenti, che si ascoltano e si mettono in discussione. Questo credo sia un'altra cosa importante: lasciare la libertà ad ogni persona di ascoltare il proprio interiore per scoprire come dentro si sente e come il suo corpo risponde al movimento. 

Certo, questo processo chiede a volte più tempo che non imparare una sequenza di movimenti. Ma da sempre preferisco dare priorità alla qualità del corpo e del movimento che non alla forma. C'è meno da dimostrare in pubblico, è vero, ma un occhio esperto vede con piacere che nel tempo la qualità del movimento migliora, si asciuga, si adatta, si armonizza, è completo. Io stesso ho constatato che nonostante la pausa estiva, alcune persone sono tornate a muoversi in un modo diverso, più completo e connesso, in modo naturale. Per me è una grande soddisfazione vedere la crescita.

Spesso uso paragoni culinari per la nostra pratica: la cucina è esattamente l'ambiente alchemico per eccellenza, dove sostanze vengono trasformate per diventare nutrimento, piacere, e momento di crescita personale. Tutti i buoni praticanti di  Baguazhang amano mangiare e bere bene, apprezzano il sottile, quello che in medicina cinese si chiama "mangiare con il cuore". Uno dei paragoni è quello della zuppa o della minestra: nella nostra minestra, che cuoce dentro la pentola, c'è ancora molta acqua, la qualità del cibo è ancora dispersa, troppo allungata. Se lavoriamo abbastanza, il calore del fuoco farà evaporare l'acqua in eccesso e cucinerà le verdure, e alla fine avremo un cibo buono e nutriente.

Grazie a tutti i ragazzi e ragazze che vengono a praticare con noi da Trieste a Chiavari, da Oderzo a Vicenza, dalla repubblica Ceca alla Corea. Per me e Sergio è sempre un piacere vedere lo spirito con cui ognuno di voi si avvicina alla pratica e la fa diventare sua. Grazie per il tempo, le energie, i chilometri, la buona volontà, la passione che ci mettete. Noi siamo felici di avervi con noi e speriamo che possiate portare a casa non solo la tecnica e la qualità del Baguazhang, ma anche il sorriso e la serenità di una pratica piena, profonda, felice.

Al 30 ottobre!

venerdì 30 settembre 2016

Sabato 1 ottobre: Baguazhang 1.4!



Dopo una lunga e calda pausa estiva, che il bel tempo autunnale di quest'anno promette di mantenere ancora per qualche settimana, eccoci pronti a tornare alla pratica. Sabato mattina dalle 9 alle 13 al parco di via Puccini di Caldogno saremo quasi una decina a lavorare insieme sul Baguazhang di Sun Lutang, sul cerchio e sugli Otto Palmi. A seguire buffet tutti insieme per fare 4 chiacchiere.

Cosa c'è di nuovo? Un sacco di cosette.

Le vie del Bagua sono infinite, e con grande gioia rivedremo gli amici del primo anno, Massimo, i due Fabrizi (spero), Matteo, e poi Sewon Bae, cara amica coreana reduce da cinque anni di Cina e di Taijiquan, la nostra amica Hana Pitrunova dalla Cechia, e un paio di altri amici che ci vengono a vedere. 

Spesso nelle arti marziali ci si sforza di andare a scoprire cosa divide e non cosa unisce le persone e le arti di combattimento. Così si accentuano le differenze in modo artificiale, fino a quando le cose non si assomigliano più. E' un grande peccato. Noi invece cerchiamo ciò che unisce e che lega. E' molto più utile, piacevole e divertente.

Vi aspetto al parco di via Puccini ore 9 o alle 8.30 in pasticceria Tombolan, sempre a Caldogno. 

sabato 17 settembre 2016

Calendario corsi 2016-17



Corsi di Formazione di Baguazhang 2016-17.

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*** Corso Istruttori Baguazhang, primo anno: 
Fabrizio Contini, Matteo Gatti, Massimo Segat, Fabrizio Varrone

- 1.4: sabato 1° ottobre 2016
- 1.5: domenica 30 ottobre 2016 (attenzione giornata diversa!)
- 1.6: sabato 26 novembre 2016
- 1.7: sabato 7 gennaio 2017
- 1.8: sabato 4 febbraio 2017
Gli incontri si tengono dalle 9 alle 13 presso il solito parco di Caldogno (VI)


*** Corso Istruttori Baguazhang, secondo anno: 
Fabrizio Contini, Matteo Gatti, Massimo Segat, Fabrizio Varrone

- 2.1: sabato 25 febbraio 2017
- 2.2: sabato 18 marzo 2017
- 2.3: sabato 15 aprile 2017
- 2.4: sabato 20 maggio 2017 
- 2.5: sabato 3 giugno 2017 
Gli incontri si tengono dalle 9 alle 13 presso il solito parco di Caldogno (VI)

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*** Corso Istruttori Baguazhang, terzo anno:
Yuri Debbi, Monica Montecchi

- 3.5: domenica 2 ottobre 2016 
- 3.6: domenica 27 novembre 2016
- 3.7: domenica 8 gennaio 2017
- 3.8: domenica 5 febbraio 2017
- Esame finale: domenica 26 febbraio 2017
Gli incontri si tengono dalle 9 alle 13 presso il solito parco di Caldogno (VI)

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*** Corso Allenatori Baguazhang, programma FIWUK:
- sabato 29 ottobre 2016
- sabato 12 novembre 2016
- sabato 3 dicembre
- sabato 14 gennaio 2017
- sabato 11 febbraio 2017
- sabato 4 marzo 2017
- sabato 1 aprile 2017
- sabato 6 maggio 2017
Gli incontri si tengono dalle ore 14 alle 18 presso una palestra di Caldogno (VI)


martedì 6 settembre 2016

Il ritorno di Hana



Sembra il titolo di un romanzo, ma è la verità. Dopo ben tre anni di assenza da Vicenza, la nostra amica e allieva Hana Pitrunova dalla Cechia ha deciso di trovare un lavoro vicino a casa nostra per riprendere la pratica e riallacciare la nostra amicizia. Cosa incredibile, l'ha trovato senza saperlo a casa di amici comuni! Grazie Giandomenico e Maria Luisa! Con Hana ci lega un grande affetto, e tutto noi abbiamo gran bei ricordi della pratica settimanale di Baguazhang la mattina presto e la sera, compresa la pizza finale che tanto piaceva ai ragazzi.

Bene, Hana è tornata e "minaccia" di tornare ancora spesso per praticare e crescere. Per noi, Sergio, Federica e Laura, sarà un grande piacere riaverla con noi, la aspettiamo. E sono certo che nell'arco di qualche tempo anche Hana entrerà nel vivo della pratica marziale e umana.